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Pubblicazione dei contributi pubblici 2025: come valorizzare gli immobili in comodato d’uso (anche per le ASD)

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Con l’avvicinarsi della scadenza per la pubblicazione dei contributi pubblici ricevuti nel corso del 2025, torna centrale per associazioni, APS, ODV, ETS e ASD il corretto adempimento degli obblighi di trasparenza previsti dall’art. 1, commi 125–129, della Legge 124/2017.

L’adempimento riguarda non solo i contributi in denaro, ma tutti i vantaggi economici riconosciuti da pubbliche amministrazioni e soggetti assimilati.

Obbligo di pubblicazione: cosa includere

Entro il 30 giugno 2026 gli enti che, nel 2025, hanno ricevuto complessivamente da pubbliche amministrazioni contributi, sovvenzioni, incarichi retribuiti o altri vantaggi economici per un importo pari o superiore a 10.000 euro sono tenuti a pubblicare un prospetto riepilogativo sul proprio sito o, in mancanza, su strumenti online equivalenti (ad esempio pagina social o sito della rete di appartenenza).

Nel concetto di “vantaggio economico” rientrano sia somme in denaro, sia benefici in natura, tra cui:

  • concessioni di beni immobili;

  • utilizzo gratuito o a canone agevolato di spazi pubblici;

  • riduzioni o esenzioni di canoni e tariffe;

  • servizi resi dall’ente pubblico a condizioni di favore.

Il prospetto deve indicare puntualmente, per ciascun ente pubblico: denominazione, importo o valore, data di incasso (criterio di cassa) e causale sintetica del beneficio.

Il caso degli immobili in comodato

Quando un Comune concede a un ente non profit un immobile in comodato gratuito, spesso regolato da apposita convenzione, si configura a tutti gli effetti un vantaggio economico che rientra nell’ambito di applicazione della disciplina sulla trasparenza.

Il nodo operativo non è tanto “se” pubblicare il comodato (la risposta è tendenzialmente sì, in presenza del superamento dei 10.000 euro complessivi), quanto “come” attribuirgli un valore economico credibile, motivabile e coerente con la documentazione dell’ente.

Come determinare il valore del comodato

In assenza di un criterio univoco indicato dalla norma, è opportuno adottare un approccio graduato, facendo riferimento ai seguenti livelli di priorità:

  1. Valore previsto nella convenzione. Se la convenzione o l’atto di concessione indica un valore economico del godimento del bene (ad esempio un canone figurativo, un valore locativo stimato, un importo parametrato alla metratura), questo rappresenta il riferimento naturale. In tal caso, sarà sufficiente riportare in pubblicazione tale valore, indicando il legame con la convenzione.

  2. Canone di mercato per immobili analoghi. Se il documento non riporta valori, il passo successivo è stimare il canone annuo di mercato di un immobile con caratteristiche analoghe per:

    • zona (quartiere, comune, area urbana o extraurbana);

    • destinazione d’uso (ufficio, sede associativa, impianto sportivo, magazzino, ecc.);

    • dimensione (metri quadri o metri cubi fruibili);

    • stato di manutenzione e dotazioni.

La stima dovrebbe essere supportata da elementi oggettivi (ad esempio annunci immobiliari comparabili, canoni applicati per altri immobili comunali, valori di riferimento tratti da pubblicazioni specialistiche), conservati agli atti dell’associazione.

In tutti i casi, più che perseguire un valore “perfetto”, conta la coerenza del criterio, la sua ragionevolezza e, soprattutto, la sua documentabilità in caso di controlli o richieste di chiarimento.

Normalmente, per ovviare a tutta una serie di problematiche si chiede al Comune la valorizzazione del canone che si sarebbe dovuto pagare qualora di dovesse affittare normalmente l'immobile (palestra, sala delle associazioni, ecc)

Come riportare il comodato nella pubblicazione

Il comodato va inserito nel prospetto dei contributi pubblici con una descrizione che consenta di comprendere la natura del beneficio e il criterio di valorizzazione. In particolare, è buona prassi indicare:

  • ente erogante (es. “Comune di …”);

  • descrizione sintetica del bene e dell’uso (“concessione in comodato gratuito di immobile ad uso sede associativa/impianto sportivo sito in …”);

  • valore economico annuo attribuito;

  • periodo di riferimento (se l’immobile è stato concesso solo per una parte dell’anno, indicare la quota);

  • eventuale riferimento alla convenzione (data e numero, se presente).

Esempio di dicitura:

“Comune di X – concessione in comodato gratuito di immobile ad uso sede associativa sito in Via Y – valore stimato annuo € 18.000 – convenzione del 01/01/2023”.

Se il comodato si protrae su più anni, la pubblicazione andrà ripetuta ogni anno per la quota di competenza del periodo, finché il vantaggio perdura e la soglia complessiva dei 10.000 euro è superata.

Casi particolari da considerare

Alcune situazioni ricorrenti meritano un’attenzione in più nella valorizzazione:

  • Utilizzo parziale o condiviso dell’immobile. Se l’immobile è condiviso con altri enti o utilizzato solo in determinate fasce orarie, può essere opportuno valorizzare solo la quota parte effettivamente riferibile all’ente, ad esempio proporzionando il canone figurativo alle ore o agli spazi di utilizzo.

  • Comodato con manutenzione straordinaria a carico dell’ente. Se la convenzione pone in capo all’associazione obblighi particolarmente gravosi (es. manutenzioni straordinarie rilevanti, ristrutturazioni), tali elementi non cancellano il vantaggio economico costituito dal comodato, ma possono essere richiamati in nota per dare un quadro più completo del rapporto con il Comune.

  • Convenzioni che combinano servizi e immobili. Quando la convenzione prevede sia la concessione dell’immobile sia l’erogazione di un corrispettivo per lo svolgimento di attività o servizi, è preferibile distinguere le due componenti in fase di pubblicazione: il contributo monetario da un lato; il valore del comodato dall’altro. Questo aumenta la chiarezza del prospetto verso i terzi.

Focus specifico: associazioni sportive dilettantistiche (ASD)

Le ASD rientrano tra i soggetti tenuti alla pubblicazione dei contributi pubblici al superamento della soglia annua di 10.000 euro di vantaggi economici complessivi ricevuti da pubbliche amministrazioni. Questo vale sia per le ASD “pure”, sia per quelle che hanno eventualmente assunto la qualifica di ETS.

Per il mondo sportivo, il caso più frequente è la concessione in uso gratuito o a canone agevolato di impianti sportivi comunali (palestre scolastiche, campi da calcio, palazzetti, ecc.), spesso regolata da convenzioni che disciplinano orari, responsabilità e obblighi manutentivi. Anche tali concessioni costituiscono vantaggi economici da rendere trasparenti.

Per le ASD, i criteri di valorizzazione restano gli stessi visti sopra:

  • se l’atto di concessione indica un valore (canone ordinario, canone figurativo, canone base scontato), questo può essere utilizzato come riferimento;

  • in mancanza, si può stimare il valore facendo riferimento ai canoni richiesti dal Comune o dal mercato per impianti sportivi analoghi in quella zona;

  • è opportuno rapportare il valore annuo agli effettivi slot orari o ai giorni di utilizzo riservati all’ASD se l’impianto è condiviso con altre realtà (scuole, altre associazioni, ecc.).

Esempio per ASD:

“Comune di X – utilizzo in comodato/affidamento in gestione di impianto sportivo comunale (campo da calcio/palestra …) – valore canone figurativo annuo € 25.000 di cui quota di utilizzo riservata all’ASD pari a € 15.000 – convenzione del 01/09/2024”.

Per le ASD che non redigono un bilancio in forma di società di capitali, la pubblicazione può avvenire sul sito dell’associazione, sulla pagina social ufficiale o, se previsto, tramite il sito dell’ente di promozione o della federazione che mette a disposizione spazi dedicati agli adempimenti di trasparenza.

Errori da evitare

Nella pratica, gli errori più diffusi riguardano proprio i comodati e l’uso degli impianti pubblici:

  • non considerare il comodato come un vantaggio economico e quindi non pubblicarlo;

  • indicare un importo puramente simbolico (es. 1 euro) senza alcuna motivazione o collegamento con la documentazione;

  • pubblicare importi non coerenti con la convenzione o con altri atti dell’ente pubblico;

  • non conservare agli atti il ragionamento e le fonti che hanno portato alla stima.

Questi comportamenti riducono la trasparenza dell’informazione fornita agli stakeholder e possono esporre l’ente a contestazioni sulla correttezza degli adempimenti.

Un approccio prudente e documentato

In mancanza di istruzioni numeriche vincolanti, la soluzione più solida è adottare un approccio prudenziale, che si basi su:

  • criteri oggettivi e motivabili;

  • coerenza con le informazioni e i documenti disponibili (convenzioni, delibere, bandi);

  • tracciabilità del metodo di calcolo nel tempo.

In questo modo la pubblicazione dei contributi pubblici – inclusa la corretta valorizzazione degli immobili in comodato, degli impianti sportivi e degli altri beni messi a disposizione dagli enti locali – diventa non solo un adempimento, ma anche un’occasione di rendicontazione verso soci, volontari, utenti e amministrazioni, rafforzando la credibilità e la solidità amministrativa dell’ente.

Pubblicazione dei contributi pubblici 2025: come valorizzare gli immobili in comodato d’uso (anche per le ASD)

 
 
 

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