Cosa succede alle associazioni che non si iscrivono al RUNTS
- colombofabio9
- 5 giorni fa
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Non sei ETS: cosa significa
L’associazione non può definirsi Ente del Terzo Settore né usare sigle come ETS, APS, ODV, ecc.; farlo comporta sanzioni amministrative.
Giuridicamente resta un’associazione (o fondazione) del codice civile, ente non commerciale o commerciale a seconda dell’attività svolta, ma fuori dal “perimetro speciale” del Codice del Terzo Settore.
Effetti fiscali dal 2026
Le agevolazioni disegnate per gli ETS (articoli 79–89 CTS: imposte dirette, IVA, ritenute, ecc.) valgono solo per chi è iscritto al RUNTS, a partire dal 1° gennaio 2026.
Chi resta fuori applica solo le regole generali del TUIR sugli enti non commerciali, con maggior rischio di essere considerato ente commerciale se l’attività di fatto è prevalente.
Agevolazioni che si perdono (o si riducono)
Accesso limitato o escluso a molte esenzioni e riduzioni su imposta di bollo, registro, successioni e donazioni, pensate specificamente per gli ETS.
Minore attrattività per donatori e aziende, che non possono godere di tutte le detrazioni/deduzioni previste per le erogazioni a favore degli ETS non commerciali.
Rapporti con Pubblica Amministrazione e bandi
L’ente non iscritto al RUNTS avrà maggiori difficoltà ad accedere a convenzioni, coprogettazioni e strumenti di “amministrazione condivisa” riservati agli ETS (es. art. 55–57 CTS).
Per bandi, contributi e affidamenti, molte amministrazioni locali iniziano a richiedere espressamente lo status di ETS o di APS/ODV iscritta al RUNTS.
Ha senso restare fuori?
L’iscrizione è una facoltà, non un obbligo generale, ma per la maggior parte delle associazioni culturali, sociali e di promozione sociale la convenienza a stare dentro è crescente dal 2026 in poi.
Restare fuori può avere senso solo per realtà molto piccole, con attività minima e nessun interesse a bandi, convenzioni e donazioni strutturate; in tutti gli altri casi è un “gioco” più rischioso e meno conveniente
La Fiscalità per gli Enti che rimangono fuori
Se l'associazione resta fuori dal RUNTS ma svolge anche attività commerciali (bar, eventi, sponsorizzazioni, vendite, servizi), l’art. 145 TUIR consente – su opzione – di calcolare il reddito d’impresa in modo semplificato: invece di ricostruire analiticamente costi e ricavi, si applicano ai ricavi commerciali dei coefficienti di redditività (in pratica: una percentuale “standard”, diversa tra servizi e altre attività).
Rimane “istituzionale” (non commerciale)
Quote e contributi associativi (tessera, quota annuale): non sono reddito.
Erogazioni liberali / donazioni (senza controprestazione).
Contributi pubblici se non sono un corrispettivo (cioè non stai “vendendo” un servizio all’ente pubblico).
Attività verso i soci coerenti con le finalità, con eventuali corrispettivi specifici (es. partecipazione a corso/attività riservata ai soci) quando i ricavi non superano i costi.
Diventa “commerciale”
Vendite o servizi a non soci / pubblico (biglietti, quote partecipazione aperte a tutti, vendita cibo/bevande al pubblico, ecc.).
Sponsorizzazioni e pubblicità (stai cedendo visibilità: è un rapporto sinallagmatico).
Somministrazione / bar / ristorazione con logiche “di mercato” o aperta a terzi (non solo vita associativa).
Cessioni di beni e prestazioni di servizi che, per modalità e destinatari, sono assimilabili a un’attività d’impresa (anche se lo scopo dell’ente è “buono”).


