Impianti sportivi comunali: quando una ASD può proporre la riqualificazione e ottenere la gestione
Molte associazioni sportive utilizzano da anni palestre, campi da calcio, palazzetti e altri impianti di proprietà comunale che avrebbero bisogno di interventi di riqualificazione.
Il problema è spesso sempre lo stesso: l'associazione sarebbe anche disponibile a investire, ma difficilmente può affrontare lavori importanti se dispone dell'impianto attraverso una convenzione di breve durata o se non ha sufficienti garanzie sulla possibilità di continuare a gestirlo negli anni successivi.
In questi casi esiste una possibilità ancora poco conosciuta.
L'art. 5 del D.Lgs. 38/2021 consente alle associazioni e società sportive senza fini di lucro di presentare direttamente all'ente locale un progetto per la rigenerazione, la riqualificazione o l'ammodernamento di un impianto sportivo, accompagnato da un piano di fattibilità economico-finanziaria.
Se il Comune riconosce l'interesse pubblico del progetto, la norma prevede la possibilità di affidare direttamente all'associazione la gestione gratuita dell'impianto per un periodo proporzionato all'investimento effettuato e comunque non inferiore a cinque anni.
Non occorre quindi aspettare necessariamente un bando
Questo è probabilmente l'aspetto più interessante per una ASD.
L'associazione può essere parte attiva.
Pensiamo, ad esempio, a una società sportiva che utilizza da anni un campo comunale. Il terreno di gioco deve essere rifatto, gli spogliatoi sono ormai datati, l'illuminazione consuma troppo e sarebbero necessari interventi per migliorare l'accessibilità dell'impianto.
La ASD potrebbe presentare al Comune una proposta nella quale si impegna a realizzare determinati interventi chiedendo, in cambio, di poter gestire l'impianto per un periodo sufficientemente lungo da consentirle di recuperare l'investimento attraverso la gestione.
Non si tratta però di un semplice modo per ottenere un impianto comunale senza gara.
L'ANAC, con il Comunicato del Presidente n. 4 dell'11 marzo 2026, ha chiarito che questa possibilità può essere utilizzata soltanto in presenza di precise condizioni.
Quando può essere utilizzato l'art. 5
In termini pratici, prima di pensare a questa strada occorre verificare almeno questi elementi:
il proponente deve essere una associazione o società sportiva senza fini di lucro;
deve esistere un impianto che necessita effettivamente di essere rigenerato, riqualificato o ammodernato: non è sufficiente la semplice gestione ordinaria della struttura;
deve essere predisposto un progetto preliminare accompagnato da un piano di fattibilità economico-finanziaria;
il progetto deve prevedere un utilizzo dell'impianto che favorisca anche aggregazione e inclusione sociale e giovanile;
secondo le indicazioni ANAC, deve essere pervenuta una sola proposta e il valore dell'affidamento deve essere inferiore alla soglia europea prevista per le concessioni.
Per il periodo 2026-2027 la soglia europea delle concessioni è pari a 5.404.000 euro.
Attenzione però: questo importo non deve essere confuso con il costo dei lavori.
Se la ASD investe, ad esempio, 150.000 euro nell'impianto, non significa automaticamente che il valore della concessione sia di 150.000 euro. Per il calcolo del valore della concessione occorre considerare, in termini generali, il volume economico complessivamente generato dalla gestione durante il periodo dell'affidamento.
È quindi un elemento che deve essere valutato con attenzione all'interno del piano economico-finanziario.
Un esempio concreto
Immaginiamo una ASD che utilizza un centro sportivo comunale.
Per continuare l'attività sarebbe necessario rifare il campo, sostituire l'illuminazione con un impianto LED, sistemare gli spogliatoi e realizzare alcuni interventi di abbattimento delle barriere architettoniche.
L'investimento previsto è di 180.000 euro.
L'associazione potrebbe predisporre, con l'ausilio dei professionisti necessari, un progetto nel quale indica gli interventi che intende realizzare e un piano economico-finanziario che dimostri come la successiva gestione dell'impianto possa sostenere economicamente l'operazione.
Nel progetto potrebbe inoltre essere previsto l'utilizzo della struttura per il settore giovanile, attività inclusive, iniziative rivolte alle scuole o ad altre realtà del territorio.
A quel punto la proposta viene sottoposta al Comune.
Sarà l'ente locale a dover valutare innanzitutto se il progetto presenta un effettivo interesse pubblico.
Se ricorrono anche gli altri presupposti individuati dalla normativa e dall'ANAC, può aprirsi la strada all'affidamento diretto previsto dall'art. 5.
L'affidamento non è automatico
Questo aspetto deve essere molto chiaro.
Presentare un progetto non attribuisce alla ASD un diritto ad ottenere l'impianto.
Il Comune conserva la propria discrezionalità nel valutare l'interesse pubblico della proposta, la sostenibilità dell'intervento e l'affidabilità del soggetto proponente.
Inoltre, proprio perché l'affidamento diretto rappresenta un'eccezione rispetto alle ordinarie procedure di evidenza pubblica, ANAC richiede che l'ente locale motivi adeguatamente la propria decisione e verifichi la presenza di tutti i presupposti richiesti.
Anche la presenza di altri soggetti interessati cambia radicalmente il quadro: se esistono più proposte da confrontare, non siamo più nella situazione tipica dell'unica proposta sulla quale ANAC ammette il ricorso all'affidamento diretto.
Quanto può durare la gestione?
La durata non viene stabilita in maniera arbitraria.
La legge prevede che debba essere proporzionata al valore dell'intervento e, per gli impianti sportivi disciplinati dal comma 1 dell'art. 5, non possa essere inferiore a cinque anni.
Il principio è facilmente comprensibile: se chiediamo alla ASD di sostenere un investimento importante su un bene pubblico, dobbiamo consentirle un periodo di gestione ragionevolmente adeguato rispetto all'investimento effettuato.
Proprio per questo motivo il piano economico-finanziario assume un'importanza centrale.
Non dovrebbe essere considerato un semplice allegato formale, ma il documento che deve dimostrare la sostenibilità dell'intero progetto.
Dal 2026 la possibilità riguarda anche gli impianti sportivi scolastici
Un'ulteriore novità è arrivata con la Legge 7 aprile 2026, n. 53, entrata in vigore l'8 maggio 2026.
La legge ha introdotto nell'art. 5 del D.Lgs. 38/2021 un nuovo comma 1-bis dedicato agli impianti sportivi scolastici.
Anche in questo caso le associazioni e società sportive senza fini di lucro possono presentare all'ente locale un progetto di rigenerazione, riqualificazione o ammodernamento. Se viene riconosciuto l'interesse pubblico, può essere stipulata una convenzione per l'utilizzo gratuito dell'impianto per una durata proporzionata al valore dell'intervento.
La disciplina degli impianti scolastici presenta però alcune differenze rispetto a quella prevista dal comma 1 e deve quindi essere analizzata separatamente caso per caso.
Quando una ASD dovrebbe iniziare a pensarci?
Il tema dovrebbe essere approfondito soprattutto quando un'associazione si trova nella seguente situazione: utilizza stabilmente un impianto comunale, la struttura necessita di interventi importanti, l'associazione sarebbe disponibile a sostenerne almeno in parte il costo ma l'attuale durata della convenzione non consente di programmare un investimento nel medio-lungo periodo.
In questi casi, anziché limitarsi a chiedere al Comune il semplice rinnovo della concessione, può essere interessante valutare la predisposizione di una vera proposta di riqualificazione ai sensi dell'art. 5 del D.Lgs. 38/2021.
Non si tratta di una scorciatoia per evitare le gare pubbliche.
È piuttosto uno strumento che consente alle associazioni sportive che dispongono di capacità progettuale ed economica di proporre direttamente una soluzione al Comune, investendo sulla struttura e sul territorio.
Il primo passo, quindi, non è chiedere semplicemente:
“Possiamo avere la gestione dell'impianto?”
La domanda dovrebbe essere diversa:
“Esiste un impianto comunale da riqualificare sul quale la nostra associazione sarebbe disponibile a investire presentando un progetto sostenibile di riqualificazione e gestione?”
Se la risposta è sì, vale la pena verificare se ricorrono i presupposti dell'art. 5.






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