CHE COS’È UN’ASSOCIAZIONE CULTURALE FUORI DAL RUNTS?
Non tutte le associazioni devono necessariamente diventare Enti del Terzo Settore.
È ancora possibile costituire e gestire un’associazione che scelga di rimanere fuori dal RUNTS.
Un esempio tipico è l’associazione culturale costituita come associazione non riconosciuta ai sensi degli articoli 36 e seguenti del Codice civile.
Che cos’è un’associazione ex art. 36 del Codice civile
L’articolo 36 del Codice civile disciplina le associazioni non riconosciute.
Si tratta della forma tradizionalmente utilizzata da moltissime associazioni culturali, ricreative, musicali, artistiche e aggregative.
È importante chiarire un equivoco frequente: “associazione culturale” non costituisce una particolare categoria giuridica prevista dalla legge.
È semplicemente un’associazione che persegue finalità culturali.
Deve iscriversi al RUNTS?
No.
L’iscrizione al RUNTS è una scelta quando l’ente possiede i requisiti per diventare Ente del Terzo Settore.
Un’associazione può quindi decidere di rimanerne fuori.
In questo caso non potrà però qualificarsi come ETS, APS o ODV e non potrà utilizzare le relative denominazioni.
Come funziona
L’organizzazione interna è regolata principalmente dallo statuto e dagli accordi tra gli associati, nel rispetto degli articoli 36 e seguenti del Codice civile e delle altre norme applicabili.
Normalmente troviamo:
un’assemblea degli associati;
un organo amministrativo;
un presidente;
regole per l’ammissione e l’esclusione dei soci;
un rendiconto annuale.
L’assenza dell’iscrizione al RUNTS non significa quindi assenza di regole.
Attenzione alla responsabilità
Nelle associazioni non riconosciute esiste il fondo comune dell’associazione.
Per le obbligazioni assunte possono però rispondere, nei casi previsti dall’art. 38 del Codice civile, anche personalmente e solidalmente le persone che hanno agito in nome e per conto dell’associazione.
È un elemento da non sottovalutare.
Come viene tassata
L’associazione che rimane fuori dal RUNTS non applica automaticamente la disciplina fiscale prevista dal Codice del Terzo Settore.
Continua invece a fare riferimento alle regole fiscali previste per gli enti non commerciali e alle eventuali disposizioni agevolative applicabili alla specifica tipologia di associazione.
Occorre quindi distinguere attentamente:
quote associative;
liberalità;
contributi;
corrispettivi richiesti ai soci;
attività rivolte a terzi;
sponsorizzazioni;
vendita di beni;
prestazioni di servizi;
eventuali altre attività commerciali.
Un errore molto frequente è pensare che tutto ciò che viene incassato da un’associazione senza scopo di lucro sia automaticamente “istituzionale”.
Non è così.
L’assenza dello scopo di lucro riguarda la destinazione del risultato economico e le finalità dell’ente, ma non impedisce che determinate operazioni siano fiscalmente considerate commerciali.
Associazione culturale o ETS?
Non esiste una risposta valida per tutti.
Per alcune associazioni l’ingresso nel RUNTS rappresenta una naturale evoluzione.
Per altre, soprattutto quando l’attività è limitata, prevalentemente rivolta ai soci e non vi è interesse ad accedere agli strumenti e alle opportunità del Terzo Settore, può avere senso mantenere la struttura associativa ordinaria.
La scelta deve però essere effettuata consapevolmente, analizzando attività, entrate, organizzazione e prospettive future.
In sintesi
Un’associazione può esistere e operare anche fuori dal RUNTS.
Ma “fuori dal RUNTS” non significa “fuori dalle regole”.
L’associazione resta soggetta al Codice civile, alla normativa fiscale e agli altri obblighi collegati alle attività concretamente svolte.
La vera differenza è che non assume la qualifica di Ente del Terzo Settore e non accede alla relativa disciplina.






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